Dall’introduzione Considerato quindi che i viaggi e
le descrizioni paesaggistiche e architettoniche fanno già parte del
Signore degli Anelli e degli altri libri, ci si può allora chiedere
che bisogno ci fosse di scrivere una «guida turistica» del mondo di
Tolkien… Ebbene, possiamo rispondere che, nelle opere del professore
di Oxford, il paesaggio resta, per così dire, sullo sfondo, una specie
di enorme palcoscenico sul quale si svolge la trama dell’epopea che
egli ci narra: in primo piano ci sono gli eroi e le loro gesta, mentre
il resto è in secondo piano, seppur magistralmente descritto.
Nella nostra Guida per viaggiatori nella Terra di Mezzo abbiamo invece voluto
capovolgere questa situazione: siamo perciò partiti dalla descrizione
dei luoghi di particolare interesse, ponendo speciale attenzione agli
aspetti naturalistici, costruttivi, artistici, mentre le vicende che lì
si sono svolte vengono viste in un ottica più lontana, eco d’un passato
che ha permeato il suolo stesso di queste contrade. È cioè nostra
intenzione condurre il lettore in un viaggio attraverso le varie regioni di Arda
– il mondo di Tolkien – visitandone i punti più caratteristici, le più belle città,
i panorami mozzafiato, i più bei edifici o monumenti, i luoghi dove si sono
svolti importanti avvenimenti del passato; vogliamo portare il viaggiatore a
navigare nei mari artici cosparsi di mortiferi ghiacci, oppure ad ammirare il
tramonto attraverso il velo d’una cascata d’acqua, per poi finire la giornata
– più o meno – comodamente seduto al tavolo di una famiglia hobbit a gustare
la ricca e appetitosa cena, stando attento a non battere la testa contro il
soffitto.
Il nostro viaggio alla scoperta della Terra di Mezzo non sarà però solo spaziale,
ma anche temporale; nella sua lunga esistenza, il mondo di Tolkien ha subito,
come d’altronde quello primario su cui viviamo, innumerevoli mutazioni,
alcune delle quali anche cataclismiche. In particolare, l’autore stesso
distingue tre ere principali – la quarta ha inizio col termine delle vicende
narrate nel Signore degli Anelli – ed è proprio in queste tre epoche che la
nostra Guida si suddivide. Per ogni era, verrà delineata la geografia
generale caratteristica delle terre dello specifico periodo temporale,
facendo anche uso di rappresentazioni cartografiche. Per la parte
turistica vera e propria, passeremo poi a un esame dei suoi continenti,
presentando due tipologie di elementi ricorrenti nelle varie descrizioni:
le meraviglie di quell’era, e i percorsi turistici consigliati. Nelle
prime, sono stati illustrati i più bei siti o della Terra di Mezzo e
delle altre parti di Arda, o rovine di antiche città del passato,
descritte com’erano nei tempi del loro massimo splendore, non tralasciando
gli avvenimenti storici che le avevano viste protagoniste. Gli itinerari
turistici ci condurranno invece di luogo in luogo, alla visita di foreste,
vette, colli, fiumi, spiagge, praterie, città, porti, villaggi e ogni altra
meta che possa avere un interesse per un viaggiatore che non tema di
effettuare anche lunghi spostamenti, il più delle volte utilizzando il
più antico mezzo di trasporto: le proprie gambe. Di tutti i percorsi
verranno fornite le lunghezze e i tempi di percorrenza stimati; attenzione
solo che alcune «passeggiate» possono durare anche diversi secoli…
Aman (dal capitolo 1) Aman, «la Terra Beata», è il più occidentale
di tutti i continenti di Arda, ed è separato dalla Terra di Mezzo dal Grande
Mare, il Belegaer. La sua forma è pressappoco a mezzaluna, con la concavità
rivolta verso est, ed è attraversata per tutta la sua interezza dalla catena
montuosa delle Pelóri, che corre in senso longitudinale da nord a sud, a
ridosso della costa occidentale. Nelle Pelóri vi sono le montagne più elevate
del mondo, fra cui il monte Taniquetil, il più alto in assoluto; verso est le
pendici sono molto ripide, e formano delle strette e aride lingue di spiaggia
fra i monti e il mare, chiamate Araman al nord e Avathar al sud. I versanti
occidentali scendono invece dolcemente verso le fertili pianure di Valinor,
ricche di boschi, foreste, praterie, fiumi e laghi, fino alle coste occidentali
di Aman, che si affacciano direttamente su Ekkaia, il grande Oceano Cerchiante,
oltre al quale si ergono le Ilurambar, le Mura del Mondo. Si dice che i Pelóri
siano stati innalzati dagli stessi Valar per difendersi da un eventuale attacco
di Melkor, che però non avvenne mai in tale direzione. La catena è interrotta
solo al centro, dove il passo del Calacirya mette in comunicazione Valinor con
la Baia di Eldamar; si narra che tale varco venne aperto sempre dai Valar per
permettere ai Teleri, che allora abitavano in Tol Eressëa, di ricevere la luce
dei Due Alberi. Al centro del Calacirya si alza il verde colle di Túna.
Proprio davanti alla Baia di Eldamar, non lontano dalla costa, emerge l’isola
di Tol Eressëa, l’Isola Solitaria. Dopo l’occultamento di Valinor, a ovest
dell’Isola Solitaria vennero fondate le Isole Incantate, un arcipelago
disposto a rete nei Mari Ombrosi a difesa di Valinor, carico di opacità e
smarrimento. Non poche navi provenienti da est si persero fra le nebbie di
questi mari o s’infransero sulle rocce emergenti dalle onde.
La parte meridionale di Aman è dominata dallo Hyarmentir, secondo in altezza
solo al Taniquetil. Procedendo invece verso nord lungo la desolata Araman si
arriva all’Helcaraxë, il Ghiaccio Stridente, lo stretto perennemente ghiacciato
che divide Aman dalla Terra di Mezzo.
Aman è la terra dove i Valar hanno stabilito la loro residenza, dopo che la
loro prima dimora, l’isola di Almaren che si trovava nel Grande Lago al centro
di Endor, venne distrutta in seguito alla rovina generata dalla caduta delle
Due Lampade a causa di Melkor. Qui le Potenze Angeliche hanno edificato Valmar,
la Città dalle Molte Campane, dove sono situate le loro splendide e imponenti
dimore, anche se parecchi di loro risiedono normalmente in altre parti di Valinor.
Solo Ulmo vive abitualmente fuori Aman, negli abissi marini, perché i mari sono
il suo elemento, ed egli si muove a suo piacere in tutte le acque profonde. In
Valinor vivono anche i Maiar, gli spiriti angelici di grado inferiore, famigli
dei Valar, che accudiscono e aiutano nel governo del mondo.
Dopo essersi risvegliati a Cuiviénen, e aver attraversato, alla fine della
Grande Marcia, il Belegaer, anche gli elfi arrivarono in Aman. Prima i Vanyar
e i Noldor, che eressero sulla verde collina di Túna la loro splendida città,
Tirion; quindi i Teleri, che prima dimorarono per un po’ sull’isola di Tol
Eressëa, e in seguito si stabilirono nella Baia di Eldamar a nord del Calacirya,
dove fondarono il porto di Alqualondë. Nel nord di Valinor si erge la fortezza
di Formenos, appartenente a Finwë e alla sua famiglia, dove il re dei Noldor
trovò la morte per mano di Melkor. Sulle spiagge di Araman si trova infine il
porto di Hanstovánen, sede della profezia di Mandos.
Nel profondo sud, fra scuri burroni all’ombra dello Hyarmentir, in mezzo a
ragnatele di tenebra da lei stessa generate, si trovava la buia tana di Ungoliant,
la mostruosità aracniforme, personificazione dell’ingordigia.
PERIODO CONSIGLIATO PER LA VISITA
Si ricorda che dopo la Seconda Era Aman venne posta dai Valar fuori dai cerchi
del mondo, e risulta quindi impossibile per gli esseri umani raggiungerla: solo
agli elfi è permesso arrivarci seguendo la «strada diritta». Inoltre, nell’A.V.
1495 Melkor e Ungoliant colpirono a morte i Due Alberi e rapirono i silmarilli,
e quindi, oltre tale data, il turista non potrà più ammirare le principali
attrazioni turistiche del continente. D’altro canto, gli Alberi stessi
furono generati da Yavanna nell’A.V. 1 (3501 anni dopo l’inizio dei giorni),
mentre i Vanyar e i Noldor arrivarono nella Terra Beata nell’A.V. 1133, e
infine Fëanor foggiò i silmarilli nell’A.V. 1449. Il periodo maggiormente
consigliato per una visita ad Aman è perciò fra gli A.V. 1449 e 1495,
durante quello che viene definito «meriggio di Arda», il momento cioè di massimo
splendore e felicità di Valinor. Solo per chi desiderasse visitare Avallónë in
Tol Eressëa è consigliata la visita nella Seconda Era, in quanto tale città
verrà fondata, dopo la Guerra d’Ira, dagli elfi di ritorno in Aman con il perdono
di Manwë.
Meraviglie della Prima Era
VALMAR DALLE MOLTE CAMPANE
Luoghi di particolar interesse
All’interno delle mura: casa di Tulkas, aule di Oromë, dimora di Ossë.
All’esterno delle mura: corte di Aulë, Máhanaxar, Ezellohar, i Due Alberi.
La città di Valmar venne fondata dai Valar nell’A.V. 3500, dopo essere arrivati
in Aman e avere innalzato le difese contro Melkor. Capitale di Valinor, è situata
nella sua parte centrale, ed è cinta da una cerchia di mura. La città è ricca di
importanti e splendide costruzioni e attrazioni naturali, sia all’interno che
all’esterno delle sue mura, mentre altre strutture sono da considerarsi
decisamente distinte dalla città e verranno descritte nei prossimi itinerari.
All’interno delle mura:
Casa di Tulkas
Nel centro di Valmar si può visitare la casa del Vala Tulkas, detto anche Poldorëa,
il Vigoroso, o Astaldo, il Valoroso: è un edificio a più piani, forse il più imponente
di Valmar, che si snoda attorno a una grande corte dove si svolgono tornei e altre
prove di forza e di abilità. I pilastri dell’ampio porticato sono in rame, mentre
nel cielo svetta una torre in bronzo. Talvolta, in questa residenza è possibile
vedere Nessa, la sposa di Tulkas, mentre offre ai contendenti vino dolcissimo e
altre bevande rinfrescanti, anche se di norma questa Valië preferisce vivere nei boschi.
Aule di Oromë
La dimora del Vala Oromë è ampia e bassa; pavimento e muri sono coperti
di pellicce e altre pelli pregiate in gran quantità, e alle pareti fanno
bella mostra di sé lance, coltelli e altre armi. Ogni stanza è costruita
intorno a un albero vivo, con i trofei di caccia appesi ai suoi tronchi.
Oromë ama festeggiare sovente, con la sua gente vestita d’oro e marrone,
mentre la sua sposa Vána predilige invece ritirarsi nel suo quieto e s
plendido giardino, cinto da una siepe di biancospino sempre fiorito.
I fiori che preferisce sono le rose, che formano la parete dell’angolo
a lei più caro; nel centro di questo paradiso, Aulë aveva collocato una
fontana che si dice sprizzasse, al tempo degli Alberi, il fulgore liquido
del dorato Laurelin. Qui è sempre primavera, e sempre si ode il canto
degli uccelli, in special modo allodole, mentre Vána cura le sue rose fra
ronzanti api. È anche chiamata Tuivána, la Primavera, oppure Tári Laisi,
la signora della vita. In realtà, Oromë vive poco in questa casa,
poiché possiede un vasto territorio ai piedi dei monti di Valinor (infra),
ricco di animali di ogni specie, e inoltre ama cacciare – è il più grande di
tutti i cacciatori – nei boschi e nelle foreste ancora buie della Terra di Mezzo.
Dimora di Ossë
Pur essendo un Maia vassallo di Ulmo, la sua signoria sui mari interni fa sì
che Ossë possieda una dimora temporanea in Valmar, per ospitarlo quando egli
e la sua sposa Uinen debbono partecipare ai conclavi delle Potenze. La grande
casa è disseminata di perle raccolte dagli Oarni, gli spiriti del mare. Il
pavimento è d’acqua marina, mentre sulle pareti luccicano arazzi che paiono
coperti da squame di pesci, e la spuma del mare copre tutto come un tetto
bianco e azzurro.
Altre cose da vedere
Abitazione temporanea di Salmar, artefice degli Ulumúri, i grandi corni di Ulmo;
qui si può talvolta udire il Maia che suona le sue arpe e le sue lire.
Case cittadine. Tutte le case della città sono splendide e riccamente
fornite; nella loro costruzione le pietre sono state legate con sapienti magie
e sono stati usati materiali preziosi in gran quantità: ovunque si possono
ammirare tetti d’oro, pavimenti d’argento e porte di lucido bronzo.
Cancelli Dorati. Opera di Aulë, questi cancelli d’oro massiccio
costituiscono la porta occidentale della città, da cui si può accedere alle
altre strutture esterne, quali l’Anello della Sorte e il Verde Tumulo, su cui
un tempo svettavano i Due Alberi di Valinor.
All’esterno delle mura:
Corte di Aulë
Poco fuori dalle mura di Valmar, al confine con la valle aperta,
tra i campi innevati si può ammirare la dimora di Aulë, consistente in un’ampia
corte, ricca di magiche e finissime tele: alcune sono intessute con la pura luce
del dorato Laurelin o di quella più chiara di Silpion, spruzzate qua e là di stelle,
altre ottenute da sottilissimi fili di argento, oro, ferro e bronzo, impalpabili
come ragnatele. Su di esse sono raffigurate le visioni scaturite dalla Musica
degli Ainur. Adiacente a questa dimora si trova il laboratorio di Aulë, dove
egli concepisce e forgia le sue invenzioni, fra le quali la più rinomata è stata
la creazione dei sette padri dei nani e delle loro sei spose, a cui lo stesso
Eru donò lo spirito vitale. Al centro della corte si apre un laghetto azzurro,
e tutt’intorno vi è una grande abbondanza di alberi di ogni tipo, dai cui rami
cadono a terra succosi e dolcissimi frutti, che le ancelle di Yavanna Palúrien
raccolgono per la mensa della loro signora e del suo sposo.
Máhanaxar
Subito al di fuori dei Cancelli Dorati si apre il Máhanaxar, l’Anello della Sorte.
È costituito da una serie di troni, disposti a cerchio, utilizzati dai Valar quando
vengono convocati in concilio da Manwë, a cui l’Unico ha delegato di reggere le
sorti di Arda in Suo nome. Qui vengono discusse e deliberate le cause di una certa
importanza, e sono anche emanati i giudizi più rilevanti. Fra questi, i più
famosi sono stati la condanna di Melkor, e in seguito il suo perdono e la susseguente
liberazione, e l’esilio comminato a Fëanor per aver alzato la spada contro il
fratello; sempre a Fëanor fu chiesto dai Valar di donare spontaneamente i
silmarilli a Yavanna, per tentare di rivitalizzare gli Alberi, e qui egli
formulò il suo rifiuto. In questo anello, il Concilio dei Santi lanciò la sua
maledizione contro Fëanor e i sui figli per il loro giuramento sacrilego e il
fratricidio di Alqualondë. E infine, nel Máhanaxar venne ascoltata la supplica
di Eärendil, affinché le Potenze dell’Ovest intervenissero direttamente nella
Terra di Mezzo per porre termine al regno di terrore di Melkor.
Ezellohar - i Due Alberi
L’Ezellohar o Corollairë, il Verde Tumulo, è un piccolo colle coperto di soffice
erba verde, situato poco a est del Máhanaxar. Sulla sua cima Yavanna Kementári,
assisa sul tappeto erboso, al cospetto degli altri Valar, consacrò il terreno
levando canti di magia e di potenza, mentre Nienna lo irrorava con le sue
copiose lacrime: infine, dal tumulo si levarono due snelli virgulti, che crebbero
alti e rigogliosi al cantico di Palúrien. Il primo a fiorire fu Telperion,
detto anche Silpion l’Argentato, e ancora Ninquelótë Biancofiore, e le sue foglie
erano verde scuro nel lato superiore, ma di color argento al di sotto; era maschio,
e ricco di piccoli fiori che stillavano argentea rugiada. L’altro era invece femmina
e aveva nome Laurelin il Canto d’Oro, e Malinalda l’Albero d’Oro, o Culúrien il
Dorato, e i suoi rami erano ricchi di foglie di un verde fresco e tenero, bordate
d’oro fiammante; i suoi piccoli fiori arcuati emanavano luce splendente e forte
calore. La maggior parte della rugiada argentea di Telperion e della pioggia
dorata di Laurelin si disperdeva nell’aria o veniva assorbita dal terreno circostante,
una parte invece era raccolta in due grandi tinozze dette Kullulin e Silindrin,
da cui Varda attinse per cospargere di stelle la volta celeste.
Gli alberi illuminavano tutta la piana di Valinor, compresa la città di Tirion su Túna,
e passando per il Calacirya anche la Baia di Eldamar e l’isola di Tol Eressëa.
Solo le tristi spiagge di Araman e di Avathar rimanevano buie e senza calore,
perché le alte cime dei Pelóri bloccavano la luce dei Due Alberi e gettavano
cupe ombre sulle strisce di terra lungo il mare.
La più grande tragedia di Valmar e, possiamo dire, di tutta Arda, avvenne
nell’A.V. 1495, quando Melkor, con l’aiuto del ragno Ungoliant, giungendo
di nascosto in Valmar in un giorno di festeggiamenti, uccise con la sua
nera lancia i due alberi, mentre la tenebrosa aracnide ne succhiava tutta
la linfa vitale, avvelenandoli fin nelle più profonde radici; infine, non
ancora sazia, svuotò anche i due calderoni ripieni della loro rugiada.
La tremenda oscurità che ne seguì fu un duro colpo per tutti gli abitanti di
Aman, e il dolore e il terrore provocati da questo sacrilegio fu tale da
lasciare un segno sugli stessi Valar.
In seguito, Yavanna e Nienna cercarono inutilmente di guarire i
Due Alberi e riportarli alla vita, ma l’unica cosa che riuscirono
a ottenere fu di far sbocciare un ultimo grande fiore d’argento da
Telperion, mentre Laurelin produsse un frutto fiammeggiante d’oro,
prima d’avvizzire definitivamente. Fiore e frutto furono santificati
da Manwë e posti da Aulë in due vascelli, che furono quindi inviati
nei cieli lungo i loro cammini. E il fiore d’argento divenne così Isil
il Chiarore, ovvero la Luna, Rána la Vagabonda, mentre il frutto d’oro fu Anar,
il Sole, detto anche Vása, il Cuore di Fuoco. Tilion l’arciere si mise alla guida
del vascello della Luna, mentre Arien, la Fanciulla di Fuoco, si offrì per guidare
il Sole. Si narra che da allora Tilion, che già segretamente amava la ragazza,
cerchi di seguire l’amata nel suo corso celeste, ma non che riesca mai
a raggiungerla: quelle poche volte che riesce ad avvicinarsi ne rimane tutto
bruciato, così che la sua superficie è coperta da macchie.
Il dramma dell’uccisione dei Due Alberi e la successiva generazione del
Sole e della Luna sono cantati nell’Aldudénië, il Lamento per i Due Alberi,
composto dall’elfo Elemmírë, e noto a tutti gli elfi sia di Aman che della
Terra di Mezzo.
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