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Lothòrien

Il bosco d'oro degli Elfi, descritto con la dovizia di particolari orientativi e toponomastici che Tolkien riserva a ogni luogo e ambiente fisico: le verdi praterie a perdita d'occhio, i campi coltivati, le orribili paludi, le montagne brulle e inospitali, i picchi innevati, i fiumi calmi o impetuosi tra rive basse o scoscese; la natura del suolo, della vegetazione, a volte degli animali; i colori del cielo e delle rocce, dell'erba, delle foglie e dei fiori; l' atmosfera dei regni benedetti e di quelli maledetti: tutto viene descritto con tale precisione che in ogni momento della lettura si è completamente immersi nei luoghi attraversati dai protagonisti.
La fantasia di Tolkien non richiede sforzi a quella dei lettori, che vedono scorrere davanti a se le immagini come su uno schermo a colori.
La stessa minuzia si ritrova nella descrizione delle abitazioni, delle rocche, delle città, delle caverne, delle locande, delle regge.
Ognuna ha una propria architettura, fisionomia, carattere, e tutte sono coerenti con la "cultura", imiti e le tradizioni di colui o coloro che le abitano.
Loth1orien potrebbe essere solo degli Elfi che dimorano sugli alberi e si circondano di acque correnti e di fontane; Moria può essere solo una città dei Nani e di nessun altro, costruita com'è nella roccia e con la roccia; il Male, che sia impersonato da Melkor o da Sauron, può regnare solo su terre nere, fumose, morte, buie; gli Uomini, più duttili, possono costruire città come Minas Tirith, ma anche come Armenelos, la più bella delle città; gli Hobbit vivono in un paese pacifico, ordinato, lindo, in armonia con la natura che essi coltivano con amore, e non distruggono.




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