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Elfi
Iluvatar li fece nascere sotto le Stelle, e tra tutte le cose,
è proprio la luce delle Stelle quella che essi amano di più. Gli Elfi erano
immortali e vivevano a lungo quanto la Terra, senza conoscere malattia e pestilenze,
ma i loro corpi avevano la stessa sostanza della Terra, e come essa erano passibili
di distruzione. Alti quanto gli Uomini, gli Elfi ne erano però più forti di cuore e
di membra, e il volgere degli anni e delle Ere portava loro non già vecchiaia, ma
altra bellezza e saggezza. Potevano essere uccisi dalle armi o dal dolore, ma
la loro non era che una morte apparente, perche la loro vita continuava nelle Aule
di Mandos, in Valinor, da dove col tempo possono tornare.
Gli Elfi avevano occhi risplendenti della luce delle Stelle che videro alla
nascita, capelli d'oro, d'argento o neri quanto l'ambra nera; emanavano luce, e
il suono delle loro voci era puro, dolce e vario come l'acqua di fonte.
La storia di questo popolo, benedetto da Iluvatar ma, perche immortale, destinato
alla malinconia e alla tristezza, è narrata con particolare affetto da Tolkien
nei suoi libri. La fine della Terza Era del mondo segnò la fine della permanenza
degli Elfi nella Terra di Mezzo, e nella Quarta Era, quella del Dominio degli Uomini,
l'ultimo Elfo salpò con l'ultima nave per le Aule di Mandos. |
Ent
In anglosassone significa Gigante, e le antiche poesie identificano
i Giganti con degli dei della natura, i più vecchi tra tutte le creature. Tolkien
li descrive come mezzi uomini e mezzi alberi, pastori degli alberi, prodotti dal
pensiero di Yavanna, Regina della Terra. Loro signore era Fangorn, chiamato
Balbalbero nell'idioma comune: enorme e vecchissimo, il suo tronco somigliava
a quello di una quercia odi un faggio, i suoi rami erano simili a braccia e le
mani apparivano nodose. La testa, senza collo, era alta e grossa quanto il tronco,
con due grandi occhi castani dallo sguardo colmo di saggezza e risplendente di
luce verde. I piedi, simili a radici, e le gambe rigide gli permettevano tuttavia
di muoversi con una certa celerità. Gli Ent avevano imparato a parlare dagli Elfi,
e amavano conoscere molte lingue. Ma più di ogni altra prediligevano la propria,
che usciva dalle loro bocche come un lento tuono o come l'eterno scroscio delle
onde contro la riva.
Insieme agli Ent erano nate le Entesse, che ben presto avevano però lasciato le
foreste per insediarsi nelle terre aperte, perche grande era il loro amore per le
piccole creature vegetali: gli alberi da frutta, i cespugli, i fiori, le erbe e i grani.
Le Entesse si recarono perciò nelle Terre Brune e insegnarono agli Uomini l'arte
della coltivazione. Ma poi di loro non si seppe più nulla, egli Ent le cercarono a
lungo invano. Non potendo riprodursi, gli Ent, benche non morissero di vecchiaia,
furono ugualmente condannati a un lento declino, perche Nani, Orchetti e Uomini li
uccidevano col ferro e col fuoco.
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Erba-pipa
Gli Hobbit sogliono aspirare o inalare, con pipe di legno o di
argilla, il fumo proveniente dalla combustione di certe foglie che chiamano erba-pipa
o foglia-pipa. Un gran mistero avvolge le origini di questo costume, o "arte", come
lo chiamano gli Hobbit, ma è certo che essi ne sono gli inventori.
Il primo a coltivare l'autentica erba-pipa fu Tobaldo Soffiatromba di Pianilungone,
ma egli, detto il Vecchio Tobia, non volle mai spiegare dove scoprl quella pianta.
Forse a Brea, dove essa cresce sulle falde delle colline, e ne sarebbe prova anche
il fatto che gli Hobbit di quella regione pretendono di essere stati i primi a
fumare, come ad aver fatto tante altre cose, per altro.
L'antica osteria di Brea, "II Puledro Impennato", fu dunque il centro e il nucleo
di sviluppo di quell'arte, ma l'erba-pipa è probabilmente originaria dell'
Ovesturia, l'isola donata dai Valar agli Uomini Edain, e che fu poi sommersa.
Tutti gli Hobbit, e alcuni dei Nani, maestri nel fare I anelli di fumo, sono
però superati in destrezza dallo
stregone Gandalf, che riesce non solo a spedire i propri anelli, della
misura giusta, attraverso quelli degli altri, ma anche a produrli di vari
colori e a dirigerli nella direzione voluta.
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Indice Mitologia
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